È domenica sera. Hai preparato la cena, sistemato la casa, risposto a quella mail che “ci voleva un attimo“. Ti siedi sul divano e realizzi che non hai fatto una sola cosa per te in tutto il weekend. E la cosa peggiore? Ormai ti sembra normale.
Quando è stata l’ultima volta che hai fatto qualcosa solo perché tu lo volevi? Non per dovere, non per gentilezza, non perché “tanto ci vuole poco”. Solo per te.
Se ci devi pensare più di tre secondi… forse è il momento di fermarti e continuare a leggere.
Come si arriva a questo punto?
Non succede da un giorno all’altro, sai? È un processo lento, fatto di piccoli “sì” che avremmo voluto fossero “no”.
“Mi accompagni?” – Sì, anche se eri stanca.
“Ci pensi tu?” – Sì, anche se avevi altro da fare.
“Puoi fare anche questo?” – Sì, perché dire no ti faceva sentire in colpa.
Un passo alla volta, hai imparato a metterti sempre per ultima. Come quando aspetti che tutti abbiano da mangiare prima di sederti anche tu. Come quando rinunci a quella mezz’ora di lettura perché “tanto posso farlo dopo” (e dopo non arriva mai). Come quando dici “va bene” anche quando tutto in te urla “no”.
Ti sei fatta piccola per far stare comodi gli altri. Hai smesso di ascoltarti per ascoltare tutti. Hai spento la tua luce per non oscurare quella degli altri. Hai imparato a dire sì anche quando tutto il tuo corpo ti urlava no.
E ora eccoti qui: con una vita piena di cose da fare e vuota di cose che ti fanno stare bene. Con un’agenda traboccante di impegni per gli altri e nessuno spazio per te. Con la sensazione di non riconoscerti più quando ti guardi allo specchio.
Non è colpa tua. Ti hanno insegnato che essere una “brava donna” significa questo: disponibile, generosa, sempre presente. Mai troppo, mai egoista, mai arrabbiata, mai con bisogni troppo ingombranti. Ti hanno insegnato che prenderti cura di te è un lusso che puoi permetterti solo quando hai finito di prenderti cura di tutti gli altri. (Spoiler: non finisci mai!).
Il peso del senso di colpa
Lo so, ti senti egoista anche solo a pensare di fare qualcosa per te. Magari ti immagini già le facce degli altri se dicessi “Parto per un viaggio da sola”. O peggio, “Parto per un viaggio per me stessa”. Sento già commenti: “Ma proprio ora?” “E chi si occuperà di…?” “Dev’essere bello avere tutto quel tempo libero…”
Ti vedo mentre pensi “ma non è il momento giusto”, “ci sono troppe cose da fare”, “magari più avanti”, “quando le cose si saranno sistemate…”.
E mentre aspetti il momento giusto, mentre aspetti di aver dato abbastanza, mentre aspetti che gli altri ti diano il permesso… ti perdi.
Ti perdi nei doveri. Nei ruoli. Nelle aspettative. Nelle cose che “si devono fare”. E un giorno ti svegli e ti chiedi: ma io, in tutto questo, dove sono?
La domanda che cambia tutto
Quindi te lo chiedo direttamente: quando sarà il momento giusto? Quando avrai dato abbastanza? Quando ti sentirai meno in colpa?
La verità è che se aspetti il permesso degli altri, non arriverà mai. Perché finché tu sei disponibile, gli altri si abitueranno alla tua disponibilità. Finché tu dai, gli altri prenderanno. Non per cattiveria, ma perché è quello che hai insegnato loro.
E tu, nel frattempo, chi diventi?
Diventi quella che ha smesso di sapere cosa le piace, perché è troppo tempo che non si ascolta. Quella che dice “non lo so” quando le chiedono “ma tu cosa vorresti?“. Quella che ha dimenticato come si sta quando non si deve essere qualcuno per qualcuno.
Ma dimmi una cosa: a cosa serve dare così tanto di te, se nel frattempo non c’è più una te a cui tornare?
Cosa cambia se scegli te
Non ti sto dicendo che tutto si risolverà magicamente. Non ti sto promettendo che la tua vita cambierà da così a così. Non ti sto vendendo la favola della trasformazione totale. Ti sto dicendo una cosa più semplice e più vera: nel momento in cui inizierai a scerti, qualcosa dentro di te inizierà a respirare di nuovo.
Ti sto dicendo che puoi ritrovare quella parte di te che hai messo in pausa. Quella parte che ride senza motivo, che si meraviglia, che sa stare senza fare, che non deve essere produttiva per sentirsi degna.
Magari torni a casa e inizi a dire no a quella cena che non ti va, senza sentirti un mostro. Magari ti concedi mezz’ora di silenzio al mattino, prima che la giornata ti travolga, e non ti senti in colpa. Magari ricominci a sentire cosa vuoi tu, non solo cosa vogliono gli altri.
Magari ricominci a sentirti viva. Non in modo eclatante, non con fuochi d’artificio. Ma in quel modo sottile e profondo in cui si riaccende qualcosa che pensavi di aver spento per sempre.
Di cosa hai davvero bisogno
Ti serve uno spazio dove non sei la figlia, la madre, la collega, la moglie, l’amica che risolve i problemi. Dove sei solo tu, senza aggettivi, senza ruoli, senza aspettative.
Ti serve un tempo sospeso, dove puoi fermarti davvero. Non dieci minuti rubati tra un impegno e l’altro, ma giorni interi dove il tuo unico dovere è esserci.
Ti serve bellezza intorno, che ti ricordi che la vita può essere anche leggera, anche morbida, anche lenta. Che non tutto deve essere funzionale, produttivo, utile.
Ti serve la compagnia di donne che non ti chiedono di essere qualcuno, ma ti lasciano essere. Che non ti giudicano se sei stanca, se hai paura, se non sai. Che capiscono senza che tu debba spiegare tutto.
Ti serve qualcuno che custodisca quello spazio per te, che ti ricordi che puoi rallentare, che non devi essere forte sempre, che va bene anche non sapere dove stai andando.
Ti serve un luogo dove puoi finalmente togliere tutte le maschere e scoprire chi c’è sotto. E magari scoprire che ti piace, quella che c’è sotto.
Quindi te lo chiedo di nuovo
E se per una volta scegliessi te? Non tra un anno. Non quando sarà “il momento giusto”. Non quando avrai finito tutto quello che c’è da fare (spoiler: non finirai mai).
Adesso.
Con tutte le paure, tutti i sensi di colpa, tutti i “ma” e i “però” che hai in testa. Nonostante il giudizio (reale o immaginato) degli altri. Nonostante la vocina che ti dice “chi ti credi di essere”.
Perché sai qual è la verità? Che se continui a scegliere tutti tranne te, un giorno ti svegli e non ci sei più. C’è solo una macchina che produce, che fa, che dà. Ma tu, quella vera, dove sei finita?
E allora forse è arrivato il momento di dire: io ci sono. E merito di scegliermi, anche solo per qualche giorno. Anche se fa paura. Anche se sembra egoista. Anche se non so bene cosa succederà.
Perché l’alternativa qual è? Continuare così fino a quando?
P.S.: Se questa domanda ti ha fatto tremare qualcosa dentro, resta con me. Nelle prossime settimane ti racconterò come si fa davvero a scegliere sè stesse e ti racconterò di Rosso Marrakech, il viaggio che sto organizzando per un gruppo ristretto di donne a ottobre, nel quale troverai tutto ciò che ti ho scritto qui sopra. Se l’idea già ti stuzzica, puoi iscriverti nella lista di interesse, senza alcun impegno: così riceverai l’itinerario dettagliato, le informazioni e la possibilità di bloccare subito il tuo posto.
Altri articoli in cui ti ho parlato di benessere, cura di te e viaggi:
- Cura di sè: come creare una checklist
- Gentilezza: come rivolgerla a te stessa
- Viaggiare per fuggire o per ritrovarsi?



