Ti è mai capitato di svegliarti una mattina e sentire che proprio non ce la fai? Non per pigrizia. Non perché “non hai voglia”. Ma perché il corpo ha proprio detto basta.
E tu lì, nel letto, a chiederti: “Ma come è possibile? Ieri stavo bene…”
Ecco il punto: ieri NON stavi bene. Solo che non stavi ascoltando.
Il corpo non crolla all’improvviso (anche se a te sembra di sì)
Voglio dirti una cosa che forse ti sorprenderà: il corpo non crolla mai all’improvviso. Mai. Quello che tu percepisci come un cedimento improvviso è in realtà l’ultimo stadio di una conversazione che il tuo corpo sta cercando di avere con te da settimane, forse mesi.
Pensa a una casa che crolla. Nessuna casa crolla dal nulla, vero? Prima ci sono le piccole crepe nel muro, l’umidità che sale, le infiltrazioni che nessuno vede. Sono segnali. E continuano, giorno dopo giorno, finché un giorno cede il soffitto. E tutti dicono: “E’ successo all’improvviso!” No, è successo lentamente. Solo che nessuno guardava le crepe.
Il tuo corpo funziona allo stesso modo. Ti parla, ti avvisa, ti manda segnali. Ma noi siamo così brave a fare finta di niente, a stringere i denti e dire “Passerà”, “Sono solo stanca”, “E’ un periodo”… Fino a quando non passa più.
I 5 segnali che il tuo corpo ti manda (e che tu probabilmente ignori)
1. Sei sempre stanca, anche quando dormi abbastanza
Non è questione di ore di sonno. Puoi dormire otto ore filate e svegliarti come se avessi corso una maratona nel sonno. Ti alzi già esausta, e la giornata non è nemmeno iniziata.
Sai perché? Perché la stanchezza vera, quella profonda, non è fisica. È il peso invisibile che porti: le preoccupazioni non dette, le tensioni emotive che accumuli, le aspettative (tue e degli altri) che ti schiacciano come uno zaino pieno di sassi.
E qui arriviamo a un punto importante: esistono diversi tipi di stanchezza che non hanno niente a che fare con il sonno.
- C’è la stanchezza emotiva, quella di chi regge tutto senza dire nulla. Di chi contiene le emozioni degli altri, assorbe i loro malumori, fa da ammortizzatore in famiglia, al lavoro, nelle amicizie. Tu che sorridi anche quando vorresti urlare, che dici “Va tutto bene” anche quando dentro è un casino. Questa stanchezza non si cura dormendo. Si cura smettendo di fare da contenitore emotivo per il mondo intero.
- C’è la stanchezza decisionale, quella di chi pensa per tutti. Cosa cucino stasera? Quando prenoto il dentista per i bambini? Chi chiamo per quella cosa? Devo rispondere a quella mail? E quella persona come starà? Ogni giorno prendi centinaia di micro-decisioni per te e per gli altri. Il tuo cervello è come un computer con 47 schede aperte contemporaneamente. Non sei disorganizzata. Sei sovraccarica.
- E poi c’è la stanchezza relazionale, quella di chi è sempre disponibile. Per tutti, sempre. La persona a cui scrivono quando hanno bisogno, quella che non dice mai di no, quella che si fa carico anche dei problemi che non sono suoi. Questa stanchezza viene dal dare costantemente senza mai ricevere, dal sentirsi responsabile della felicità altrui, dal non avere mai il permesso di dire “Oggi no, oggi penso a me”.
Quindi no, non sei pigra. Non sei debole. Sei esausta per motivi legittimi che nessuno ti ha insegnato a riconoscere.
2. Sei irritata per un nonnulla
Il rumore del cucchiaino nella tazza del caffè ti fa venire voglia di lanciarlo dalla finestra. Una domanda innocente ti manda in bestia. La luce ti sembra troppo forte, i rumori troppo forti, le persone troppo… persone.
E tu ti senti in colpa, pensi “Ma che cavolo ho? Perché sono così acida?”. Non sei acida, nè cattiva. È solamente il tuo sistema nervoso che è in sovraccarico.
Quando viviamo in uno stato costante di allerta (anche se non ce ne accorgiamo), il cervello perde la capacità di filtrare gli stimoli. Tutto diventa troppo. È come se il volume della vita fosse alzato al massimo e tu non avessi più il telecomando per abbassarlo.
Questo non significa che devi sopportare o sentirti sbagliata. Significa che è ora di ascoltare il tuo sistema nervoso che ti sta dicendo: “Ho bisogno di una pausa”.
3. Hai tensioni fisiche ricorrenti
Mal di testa che torna sempre. Mal di schiena cronico. Stomaco chiuso. Mascella serrata (soprattutto di notte). Cervicale che non ti molla mai.
Ecco una verità scomoda ma potente: il corpo racconta quello che la mente non vuole guardare.
Quella rabbia che non dici? Va nelle spalle. Quella tristezza che ingoi? Va nello stomaco. Quelle parole che non pronunci? Stringi la mascella finché non ti svegli col mal di testa.
Il corpo non fa dispetti. Parla con l’unica lingua che ha: i sintomi fisici.
Fermati un attimo adesso. Dove senti tensione in questo momento? Nella mandibola? Nelle spalle? Nella pancia? Quello è il tuo corpo che ti sta parlando. Gli stai dando ascolto?
4. Ti chiudi emotivamente
Non hai più voglia di parlare. Di condividere. Di connetterti. Le persone ti chiamano e tu pensi “oddio, no, non ce la faccio”.
Sei diventata asociale? No. Forse non hai energia nemmeno per spiegare come stai. Allora ti ritiri. Sorridi, dici “sto bene” in automatico, tieni tutto dentro. Quando dire “sto bene” diventa un riflesso condizionato invece che una verità, lì c’è un problema.
La chiusura emotiva è un segnale d’allarme rosso. È il modo del corpo di dirti “ho bisogno di proteggere quello che mi resta di energia”.
5. Hai perso l’entusiasmo
Le cose che ti piacevano non ti interessano più. Quel libro che aspettavi? Ancora lì sul comodino. Quella serie che amavi? Meh. Quella passeggiata che ti rilassava? Troppa fatica. Non è (ancora) depressione, ma è un esaurimento profondo delle tue risorse interne.
È come se qualcuno avesse abbassato il volume della tua vita. I colori sono più spenti, i sapori più piatti, le emozioni più ovattate. Esisti, ma non vivi davvero. Funzioni, ma non senti. E anche qui: senso di colpa a manetta. “Dovrei essere grata”, “Altri hanno problemi veri”, “Cosa c’è che non va in me?”… Niente. Non c’è niente che non va in te. C’è che stai ignorando i segnali da troppo tempo.
Perché ignoriamo questi segnali?
Bella domanda, no? Se il corpo parla così chiaro, perché facciamo finta di niente?
- Perché siamo state educate a resistere. Perché fermarci sembra una debolezza, non una necessità.
- Perché abbiamo paura di essere drammatiche. “Ma sì, sarà la stanchezza normale”, “Tutti si sentono così, no?”
- Perché il senso di colpa ci divora. “Come faccio a fermarmi? Chi fa le cose se mi fermo io?”
- Perché pensiamo che se tutti fanno così, sarà normale. Spoiler: se una cosa è comune non significa necessariamente che sia sana.
E poi c’è questo: viviamo in una cultura che esalta chi non si ferma mai. Chi “ce la fa sempre”, chi “ha le palle”, chi “regge tutto”. Ma dimmi una cosa: quando è stata l’ultima volta che hai sentito qualcuno elogiare una persona che si riposa?
Come dice Oscar Travino: “Si glorifica chi non si ferma mai, ma nessuno applaude chi ha il coraggio di fermarsi prima di crollare. Riposare non è arrendersi“.
E invece dovremmo. Dovremmo applaudire chi si ascolta, chi si ferma, chi dice “no, oggi ho bisogno di una pausa”. Perché quello sì che è coraggio vero.
Una pratica veloce per iniziare ad ascoltarti
Ok, ora che hai letto tutto questo e probabilmente ti sei riconosciuta in alcuni dei segnali, ti dò uno strumento pratico. Piccolo, ma potente.
Ogni sera, prima di dormire (o al mattino, se preferisci), fai un check di 2 minuti. Tre domande, tre risposte brevi:
- Corpo: dove sento tensione? (Fai una scansione rapida dalla testa ai piedi. Non serve fare niente, solo notare)
- Mente: quali pensieri continuano a tornare? (Quelli in loop, quelli che ti tengono sveglia)
- Emozioni: cosa provo davvero sotto la maschera del “va tutto bene”? (Senza giudicare, senza correggere)
Scrivi solo tre parole per ogni domanda. O anche solo una. Purchè sia onesta e sincera.
Esempio:
- Corpo: spalle, stomaco
- Mente: mail, soldi, mamma
- Emozioni: stanca, sola
Fine. Niente di più. Il beneficio? Crei un canale di comunicazione con te stessa prima che il corpo debba urlare. Prima del crollo. Prima del “Non ce la faccio più”.
Il corpo non mente (e non vuole punirti)
Ultima cosa, la più importante. Il corpo non mente. E quando parla, non lo fa per punirti, per farti sentire inadeguata o per rovinarti la vita. Lo fa per proteggerti. Quei segnali che stai ignorando sono l’ultima possibilità che hai di evitare il punto di non ritorno. Quel momento in cui non hai più scelta, in cui il corpo ti ferma con la forza perché tu non hai voluto farlo con la gentilezza.
Ascoltarlo non è un lusso da riservare a quando “avrai tempo”. Non è egoismo. Non è debolezza. È l’unico modo per prenderti cura di te prima che sia troppo tardi.
Quindi oggi, adesso, in questo momento: fermati. Respira. Chiediti “Cosa mi sta dicendo il mio corpo che io sto ignorando?”. E poi, per una volta, ascolta davvero.
Se mentre leggevi hai riconosciuto almeno tre di questi segnali nella tua vita, sappi che non sei sola. E soprattutto: non sei sbagliata. Sei solo una persona che ha bisogno di riconnettersi con se stessa. E questa è la cosa più coraggiosa che puoi fare.
P.S. Se questo articolo ti ha fatto sentire vista, condividilo con qualcuna che ne ha bisogno. A volte sapere che non siamo le uniche fa tutta la differenza del mondo.



