Hai presente quando torni da un viaggio e ti senti più stanca di quando sei partita?
Mete da spuntare dalla lista, foto da fare, ristoranti dove “devi” andare perché sono su tutte le guide. Cammini per ore, vedi monumenti bellissimi, scatti centinaia di foto. Torni con lo smartphone pieno e il cuore vuoto. E mentre scorri quelle foto pensi “ma io dov’ero?”
Perché eri troppo impegnata a vedere tutto per vedere davvero qualcosa. Troppo presa dal “cosa farò dopo” per assaporare quello che stavi facendo. E così torni a casa con la sensazione di esserti persa qualcosa e una vaga irritazione. Ti è capitato di vivere i tuoi viaggi così?
Cosa NON è questo viaggio
Facciamo chiarezza subito, così non ci sono fraintendimenti. Il viaggio che sto organizzando NON è:
- un elenco di monumenti da spuntare. Non vogliamo vedere “tutto”. Vogliamo vivere delle esperienze speciali.
- trovare lo spot perfetto per Instagram. Puoi fare tutte le foto che vuoi, certo. Ma non per dimostrare che ci sei stata. Solo per te.
- fingerti felice quando sei stanca morta. Se sei stanca, puoi essere stanca. Se hai bisogno di stare per conto tuo, puoi farlo. Nessuno ti chiederà di essere sempre “on”.
- mettere la maschera della “viaggiatrice perfetta”. Non c’è una versione giusta di te da mostrare. C’è solo la versione vera.
Non è un viaggio dove devi correre, vedere, fare, produrre, dimostrare. È il contrario di tutto questo.
Cosa È questo viaggio
È sederti in un riad con un tè alla menta e accorgerti che non stai pensando a cosa fare dopo. Non stai già pianificando la prossima tappa. Sei lì e basta. E questo è molto più riposante di un’ora di sonno, perché è da tanto che non ti succede.
È ridere con donne che non conosci ma che ti riconoscono. Perché hanno i tuoi stessi nodi in gola, le tue stesse domande, la tua stessa voglia di ritrovarsi. E quella risata parte dal fondo dello stomaco, da un posto che avevi dimenticato.
È scrivere sul diario di viaggio e scoprire pensieri che non sapevi di avere. Domande che ti porti dietro da anni e che improvvisamente emergono, perché finalmente ti dai lo spazio (e il permesso) per ascoltarle e rispondere.
È respirare insieme al gruppo al mattino e sentire che non sei sola in questo bisogno di fermarti. Che altre donne stanno cercando la stessa cosa: un momento di respiro in una vita che non ne lascia mai.
È il cerchio serale dove condividere cosa ti ha toccato della giornata. Dove nessuno ti giudica o ti chiede di essere diversa o ti dice “Ma dai, non esagerare”. Ti ascoltano e basta. Ed è una cosa così preziosa!
È scoprire che Marrakech è bellissima, certo, con i suoi colori, l’architettura, la luce. Ma che la vera opera d’arte sei tu quando ti spogli di tutti i ruoli che indossi ogni giorno, quando non sei mamma, moglie, professionista, figlia, collega e permetti che emerga quella parte di te che non ha mai spazio e che non incontravi da un po’.
Perché non è un viaggio come gli altri
Sai qual è la differenza vera? Nei soliti viaggi vai a vedere un posto. In questo, vai altrove per ritrovare te stessa. Il luogo, Marrakech o qualunque altro posto, è la cornice: il quadro sei tu.
Non vediamo solo posti, incontriamo noi stesse in posti diversi. E a volte, per incontrarti davvero, devi togliere tutto il contesto abituale. La casa, la routine, i ruoli, le persone che ti conoscono e che si aspettano che tu sia in un certo modo.
Devi andare da qualche parte dove nessuno sa chi sei. O meglio, chi sei stata finora. Così puoi scoprire chi sei quando non devi essere niente per nessuno. Il viaggio esteriore è solo la scusa per quello interiore. La destinazione non conta. Conta chi diventi lungo la strada.
“Ma io non sono brava in queste cose”
Forse stai pensando cose tipo: “Non sono brava ad aprirmi con gli altri”. “Non sono brava a fare esercizi di crescita personale”. “Non sono una di quelle persone che tengono un diario”.
Perfetto. Non è un esame nè una competizione. Non ti chiedo di diventare zen, o di meditare per ore in posizione del loto (io non riesco a starci neppure 5 minuti!). E non ti chiedo neppure di condividere i tuoi traumi o di trasformarti in una persona nuova. Ti chiedo solo di partecipare al viaggio portando quella che sei, compresi la resistenza, lo scetticismo, il “boh, non so se fa per me”.
Non c’è una versione giusta di te da mostrare, un livello da raggiungere o un modo corretto di fare il lavoro interiore. C’è solo la versione vera di te stessa che probabilmente è stanca, confusa, dubbiosa, rassegnata.
E sai qual è la cosa bella? Che quando siamo un gruppo di donne che si danno il permesso di essere vere, senza fingere, senza dover essere “all’altezza”… succede una magia! Cade quel muro che teniamo sempre su e ci accorgiamo che dietro c’eravamo tutte, con le stesse paure, gli stessi desideri, la stessa voglia di tornare a casa in noi stesse.
Cosa porti davvero a casa
Non ti prometto che dopo questo viaggio tornerai a casa illuminata e che la tua vita cambierà completamente. Non vendo mai la favola della grande trasformazione. Quello che ti prometto è qualcosa di più piccolo e più vero.
Ti prometto che qualcosa dentro di te avrà respirato. Che per qualche giorno avrai rallentato abbastanza da sentirti. Che avrai ricordato chi sei senza tutti i tuoi ruoli addosso.
Ti prometto che avrai visto che è possibile. Che si può mettere se stesse al primo posto senza essere egoiste. Che si può essere fragili senza essere deboli.
E magari, quando sarai a casa e starai per dire sì a qualcosa che non vuoi fare, ti ricorderai di quel momento in Marocco in cui ti sei sentita libera. E dirai di no. O magari quando ti sentirai sola, potrai richiamare alla mente quella sera nel cerchio in cui hai capito che non sei l’unica a sentirti così. O magari, semplicemente, quando riaprirai il diario tra qualche mese, ti dirai “Ah sì, io sono anche questa. Me n’ero dimenticata”.
La verità sul “lavoro interiore”
Quando senti parlare di “lavoro interiore” magari ti immagini roba pesante e difficile come traumi da elaborare, ferite da curare, nodi da sciogliere. E certo, a volte vengono fuori anche queste cose. Ma non perché te lo chiedo io: semplicemente perché quando finalmente ti fermi e ti dai lo spazio per ascoltarti, a volte viene a galla ciò che per tanto tempo hai tenuto sotto. E va bene così.
Ma per la maggior parte del tempo, sai cos’è davvero il lavoro interiore? È ricordare cosa ti fa stare bene. È riscoprire cosa ti piace, cosa ti fa ridere, cosa ti diverte. È capire cosa ti pesa e cosa puoi lasciar andare. È scoprire che ti piace stare in silenzio, raccogliere i pensieri e le emozioni e consegnarle a una pagina. E ti piace anche uscire, stare tra la gente, ridere e ballare. È osservare quanto è rilassante non essere in modalità “devo fare” o “devo dimostrare”.
Il lavoro interiore non è sempre e necessariamente profondo e gravoso. Può essere anche leggero e morbido.
Il punto è che ti serve uno spazio per fermarti. Ti serve bellezza intorno che ti ricordi che la vita può essere anche leggera. Ti serve la compagnia di donne che ti vedono davvero. Ti serve qualcuno che mantenga quello spazio sicuro per te. E serve un “sì” da parte tua. Un “sì, vado” anche se hai paura. Un “sì, ci provo” anche se non sai cosa aspettarti. Un “sì, mi scelgo” anche se ti senti in colpa.
Perché alla fine, sei solo tu.
Sei tu che decidi di fermarti.
Sei tu che scegli di ascoltarti.
Sei tu che ti dai il permesso.
Marrakech è solo la cornice più bella per farlo.
Quindi…
- Rosso Marrakech, 16-20 ottobre 2026
- Un piccolo gruppo di donne (al massimo 12)
- Un alloggio caratteristico e curato
- Ritmo morbido. Bellezza intorno e dentro
- Spazio per ritrovarti
- Esperienze selezionate con cura da vivere.
Se senti che è arrivato il momento di pensare un po’ a te, iscriviti senza impegno alla lista d’interesse. Così sarai tra le prime a ricevere l’itinerario completo, tutte le informazioni necessarie e le offerte speciali quando aprirò le iscrizioni.



