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Viaggiare con delle sconosciute: perchè farlo?

13 Apr, 2026 | Viaggi trasformativi

Perché viaggiare con donne che non conosci è la cosa migliore che puoi fare

Diciamocelo: l’idea di partire con donne che non conosci fa paura.

“E se non mi trovo bene?”
“E se mi chiedono di condividere cose troppo intime?”
“E se poi mi sento fuori posto?”
“E se mi giudicano?”

E’ normale avere questi dubbi, soprattutto se è la prima volta che prendi in considerazione l’idea di passare un weekend lungo con un gruppo di sconosciute. E’ successo anche a me di passare giorni ad immaginare scenari disastrosi, donne perfette brave in tutto e io (in perfetto stile brutto anatroccolo) che non sapevo cosa dire. Silenzi imbarazzanti. Quella sensazione di essere l’unica che non capiva di cosa si stesse parlando. E invece no. Non è andata così.

La prima sera

Eravamo tutte un po’ rigide. Sorrisi educati, presentazioni formali, quella sensazione di dover fare bella figura. Ognuna nel suo angolo, cercando di capire che tipo di persone fossero le altre. Io mi guardavo intorno e pensavo “Ecco, lei sembra così sicura di sé, non sa neppure cosa vuol dire fragilità”. E “Lei deve essere abituata ai viaggi di gruppo, guarda come si muove tranquilla”. E intanto io mi sentivo come quando entri in una festa dove non conosci nessuno e vorresti sparire.

Poi abbiamo iniziato. E la facilitatrice ha detto: “Ok, facciamo un giro. Come vi sentite in questo momento?”. Silenzio. Nessuna voleva essere la prima a parlare. Finché una donna, quella che secondo me era sicurissima di sé, ha detto: “Posso essere sincera? Sono terrorizzata. Non ho idea di cosa sto facendo qui e mi sento completamente fuori posto”. E lì è cambiato tutto, perché quando una persona è vera, dà il permesso a tutte le altre di esserlo.

Quando cadono le maschere

“Anch’io…”
“Pensavo di essere l’unica”
“Io volevo quasi cancellare la prenotazione…”
Una dopo l’altra, abbiamo ammesso che:

  • Eravamo tutte agitate
  • Tutte avevamo pensato “forse non è il momento giusto”
  • Tutte ci sentivamo in colpa per esserci prese del tempo per noi
  • Tutte avevamo la stessa vocina in testa che diceva “ma che fai?”

E sai qual è stata la magia? Che improvvisamente non eravamo più estranee. Eravamo solo donne che stavano cercando la stessa cosa: un po’ di spazio per respirare, per esistere senza ruoli. Un po’ di compagnia in questo sentirsi perse. Quella sera siamo andate a letto con un peso in meno. Perché avevamo scoperto che non eravamo sole.

Perché con le sconosciute è diverso

Forse ti stai chiedendo: ma perché non fare un viaggio con le amiche che conosco già? E’ semplice: perché con le amiche sei già qualcosa di già definito. Sei quella divertente o l’organizzatrice o quella che dà sempre consigli o ancora quella forte, solida, sempre presente. E tutto questo è bello e va benissimo, è un dono avere amici da amare, ma quegli schemi sono rigidi. Difficili da rompere. Perché tutti, te compresa, si aspettano che tu sia in quel modo.

Con delle sconosciute, invece, puoi essere quella che sei adesso. Non quella che sei sempre stata.

Puoi contraddirti senza sentirti in imbarazzo: “Ieri ho detto che non mi piace stare in silenzio, ma stamattina ho scoperto che mi piace un sacco”.

Puoi non sapere, senza sentirti stupida: “Non ho idea di cosa mi serve davvero, sto solo cercando di capirlo”.

Puoi essere fragile, anche se nella tua vita sei sempre quella forte: “Oggi mi sono sentita sopraffatta e ho pianto in bagno”.

Puoi essere leggera, anche se di solito sei quella seria: “Abbiamo ballato come sceme e mi sono sentita viva”.

Nessuno ti ricorda chi “dovresti” essere. Nessuno ti guarda con occhi che dicono “ma tu non sei così!”. Nessuno si stupisce di come sei. E questo ti rende libera di essere te al 100%. E questo, credimi, è un dono raro.

Cosa succede davvero in un gruppo

Voglio raccontarti una cosa che è successa durante ungruppo a cui ho partecipato. Durante un incontro, una delle partecipanti ha detto: “Sapete, a casa tutti pensano che io abbia sempre tutto sotto controllo. Sono quella che risolve i problemi, quella a cui chiedono consiglio, quella che non si lamenta mai. E io ho continuato a far finta perché… non sapevo più come smettere. Ma la verità è che sono stanca. Così stanca…”. Pausa. Silenzio. Poi un’altra ha detto, piano: “Anch’io. Ieri ho pianto in macchina prima di entrare in casa. Perché in casa dovevo tornare a essere quella forte”. E un’altra ancora: “Io non piango mai. Perché se comincio ho paura di non smettere più. Ma qui… sento che potrei”.

Non ci siamo dette “Dai, non è vero, sei fortissima”. Non ci siamo dette “Vedrai che passa”. Non ci siamo date soluzioni o consigli. Ci siamo solo… viste. Abbiamo visto quella stanchezza. L’abbiamo riconosciuta perché era anche la nostra. E per una volta non abbiamo dovuto fingere che andasse tutto bene.

E a volte, essere viste è tutto quello di cui abbiamo bisogno. Sapere che non siamo sole. Che altre donne stanno portando lo stesso peso. Che non siamo pazze, o esagerate, o inadeguate. Siamo solo umane.

Le paure concrete

Quindi andiamo nel concreto, perché capisco che tutto questo è bello in teoria, ma poi le tue paure sono ancora lì, tangibili.

  • E se mi chiedono di condividere cose che non voglio condividere?” -> Non succede. Nei miei gruppi vige la regola sacra: nessuna è costretta a fare nulla. In ogni momento puoi sempre “passare”, senza dare spiegazioni. Se un esercizio non ti va, non lo fai. Se una domanda ti mette a disagio, dici “passo” e andiamo avanti. Fine.
  • E se mi sento fuori posto?” -> Ti do una notizia: ci sentiamo tutte un po’ fuori posto all’inizio. È normale. Ma sai cosa ho scoperto? Che quel sentirsi fuori posto è proprio il posto giusto dove stare. Perché è lì, in quel leggero disagio, che succede la magia.
  • “E se sono tutte più brave di me?” -> ma brave in cosa? Non dò mica i voti!! Non c’è un modo giusto di fare questo viaggio. C’è solo un gruppo di donne che sta cercando di ritrovarsi. E ognuna lo fa a modo suo.
  • “E se poi devo stare sempre con loro?” A parte alcuni momenti specifici, come la mattina e il cerchio serale, puoi sempre scegliere di staccarti dal gruppo e fare quello che vuoi per conto tuo.

Il coraggio che serve

Lo so, per quante rassicurazioni posso darti, ti serve comunque un po’ di coraggio per decidere di partire con delle sconosciute, per toglierti le maschere e fidarti di lasciarti vedere. Ma sai una cosa? Se aspetti di sentirti pronta, non vivrai mai un’esperienza del genere. Buttati e basta.

E io? Io ci sarò per mantenere quello spazio sicuro, per fare da contenitore, per ricordarti che puoi essere te stessa, sempre. Per dirti che va bene avere paura o essere tristi o arrabbiate, va bene non sapere, va bene essere esattamente come sei.

Quindi sì, sono sconosciute

Per tre giorni. Poi diventano quelle con cui hai condiviso qualcosa di te che forse non ricordavi neppure che esistesse. Diventano quelle con cui hai condiviso risate, cibo, esplorazioni, la meraviglia di luoghi sconosciuti.

E quando torni a casa e tutto ricomincia a girare veloce, quando ti senti di nuovo sola in tutto quel dare, quando pensi “Ma sono l’unica?”, le richiami alla mente e ricordi: no, non sei l’unica. Ci sono altre donne che stanno facendo lo stesso viaggio. Che stanno imparando a scegliere se stesse. Che stanno lottando con gli stessi sensi di colpa e le stesse paure.

Forse scopri che è proprio questo quello di cui avevi bisogno: non consigli, non soluzioni, non qualcuno che ti dice cosa fare. Solo sapere che non sei sola. Che altre donne stanno portando lo stesso peso. E che insieme, forse, è un po’ più leggero.


Rosso Marrakech, 16-20 ottobre 2026: un piccolo gruppo di donne (massimo 12), uno spazio sicuro dove essere te stessa, esperienze scelte con cura, leggerezza e risate a volontà. Questa è la formula che ho ideato. Se ti stuzzica, iscriviti senza impegno alla lista d’interesse: ti invierò il programma completo. E se hai domande, sono qui.

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