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Walt Disney, obiettivi e strategie

By 1 Giugno 2017 No Comments

Counseling, obiettivi e Walt Disney: ti stai chiedendo cosa c’entrano l’uno con l’altro? Bene. In questo articolo ti spiego l’importanza degli obiettivi e come si possa utilizzare la strategia creativa di Walt Disney per identificarli e capire quali sono le azioni necessarie per realizzarli. 

C’è una frase di quelle che girano sui social che dice: “Se non sai dove stai andando, probabilmente arriverai da qualche altra parte“.  Per un counselor definire insieme al cliente l’obiettivo da raggiungere è un aspetto cruciale del processo: è solo quando sa dove il cliente vuole andare, infatti, che il counselor può trovare le modalità per aiutarlo a raggiungere la meta, in un processo di co-costruzione che stimola ascolto, flessibilità e creatività di entrambi.

E’ qui che entra in ballo Walt Disney che, diciamocelo, di creatività se ne intendeva!!!! Per dare forma e tradurre in pratica le sue idee, questo grande uomo utilizzava un processo creativo che lui stesso chiamava Imagineering (immagination + engineering). Dall’osservazione di questo processo, Robert Dilts e i suoi collaboratori hanno tratto una strategia facile da utilizzare ogni volta che devi pianificare un progetto, raggiungere un obiettivo, risolvere un problema, uscire da una situazione di stallo o comunque sviluppare e stimolare la tua creatività.

Ho deciso di parlarti di questo metodo perchè non è uno strumento per addetti ai lavori, anzi è molto facile da utilizzare e può servirti ogni volta che devi prendere una decisione o che senti l’esigenza di centrarti e focalizzarti sulla strada giusta per te.

Disney aveva un’immaginazione straordinaria e sognare infatti è la prima fase per la fabbricazione di un desiderio. Disney quindi prima creava un sogno, una visione dell’intero film. Poi prendeva i sentimenti di ogni personaggio del film immaginando come sarebbe apparsa la storia attraverso i loro occhi. Poi guardava il suo progetto in modo più realistico. Faceva un bilancio dei costi, dei tempi, delle risorse e raccoglieva tutte le informazioni necessarie per assicurarsi che il film potesse avere successo. Infine passava al punto di vista di un pubblico critico. Si chiedeva “cosa interesserà? Cosa divertirà?”

Come vedi, Disney usava 3 diversi processi: il sognatore, il realista e il critico che sono quindi i diversi stadi della strategia creativa. Vediamoli meglio:

-> Il sognatore: in questa fase si utilizza la fantasia per generare idee e intuizioni  e si è aperti a qualsiasi scenario: tutto è possibile e non vi sono restrizioni.  Per pensare come un sognatore può essere utile tenere la testa e gli occhi verso l’alto, in una posizione comoda, simmetrica e rilassata. Questa posizione aiuta ad accedere al sistema di rappresentazione visivo.

Chiediti: che cosa desidero?

-> Il realista: è il momento di assumere una prospettiva  più pragmatica immaginando l’attuazione pratica del progetto. Lo scopo del realista è infatti quello di trasformare il sogno in un progetto fattibile. Il realista agisce come se il sogno fosse possibile e si focalizza sulle azioni necessarie per raggiungerlo, sul come implementare l’idea. Per pensare come un realista può essere utile sedersi con la testa e gli occhi che guardano avanti con una postura simmetrica e leggermente inclinata in avanti. Questa posizione aiuta ad accedere al sistema di rappresentazione cinestesico.

Chiediti: cosa devo fare per trasformare il mio progetto in realtà?

-> Il critico: è la fase in cui si va alla ricerca dei punti deboli e dei collegamenti mancanti. Le idee che non sopravvivono a questa fase sono abbandonate. Per essere un buon critico è importante mettersi nella prospettiva delle persone che vuoi influenzare con il tuo progetto e considerarne i bisogni e le reazioni. Per pensare come un critico può essere utile mettersi in una posizione angolare, in cui gli occhi e la testa sono leggermente inclinati verso il basso. Questa posizione aiuta ad accedere al sistema di rappresentazione uditivo (dialogo interno).

Chiediti: cosa potrebbe andare storto? Cosa potrei sbagliare?

Ecco ora come puoi utilizzare concretamente questa strategia. Se hai spazio a sufficienza, localizza tre punti diversi sul pavimento e assegna a ciascuno uno dei ruoli. In alternativa, puoi sederti ad un tavolo utilizzando tre sedie diverse. Ricordati di avere carta e penna sempre a portata di mano per fissare i principali elementi che emergeranno.

1. Mettiti nella posizione del Sognatore.  Fai un respiro, focalizzati su un nuovo progetto o su un problema e comincia a buttare giù idee come ti vengono, anche se alcune saranno assurde o irrealizzabili, non porti limiti nè giudizi. Puoi aiutarti con queste domande: Cosa voglio? Perché lo voglio  fare? Qual è lo scopo? Quali sono i benefici? Come saprò quando li avrò raggiunti? Quanto tempo impiegherò per raggiungerli? Dove vorrei che mi portasse questa idea in futuro? Come voglio che sia la mia vita?

Ora fai un passo o alzati dalla sedia, respira e conta velocemente da 5 a 1 distogliendo l’attenzione da ciò che è emerso.

2. Fai un passo oppure cambia sedia ed entra nella posizione del Realista. Analizza il tuo progetto, pensa alla sua attuazione pratica passando in rassegna ogni singolo passaggio. Aiutati con queste domande: Come posso trasformare il mio progetto in realtà? Quali passaggi occorrono? Quali strumenti mi servono? Ho bisogno di un aiuto esterno per uno o più passaggi?  

Esci dalla posizione del Realista facendo un passo fuori o alzandoti, assumi nuovamente uno stato mentale neutro canticchiando brevemente una canzoncina poi entra nella posizione del Critico.

3. Vai alla ricerca degli eventuali punti deboli del progetto, valuta ciò che può essere realizzato e cosa no, evidenzia gli aspetti che meritano maggiore considerazione e quelli che possono essere trascurati. Ricorda di dirigere le eventuali critiche al progetto che stai considerando, non a te o a chi lo ha ideato. Aiutati ponendoti queste domande: quali conseguenze avrà il raggiungimento del mio obiettivo sugli altri? Quali nuove competenze acquisirò con questo cambiamento? Chi può essermi di sostegno nel cambiamento? Quali aspetti del passato voglio mantenere inalterati? Cosa potrebbe andare storto?

Mi fai sapere come va? 🙂

P.S.: scrivere questo articolo ha richiesto tempo ed impegno: se ti è piaciuto, lo hai trovato utile e pensi che possa servire anche ad altri, ti va di condividerlo?

 

Fonti:

  • “Il counseling breve in azione” di J.M. Littrell
  • www.ipermind.com

 

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