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counselingYoga della Risata

Il mio lavoro double face

By 15 Giugno 2018 No Comments

Counseling e Yoga della Risata: due mondi che apparentemente sono diversissimi. Apparentemente, sì. Perchè in realtà hanno numerosissimi punti di contatto e in questo articolo te li racconto.

Credo poco al caso, quindi mi sono chiesta spesso come mai il Counseling e lo Yoga della Risata sono entrati a far parte della mia vita quasi in simultanea, andando a costituire le due facce della mia vita professionale. Mi sono chiesta anche se e come queste due attività potessero prendersi a braccetto per camminare insieme e portare benessere alle persone.

Permettimi prima di fare un piccolo passo indietro, giusto per chiarezza: mi succede spesso infatti che, quando dico che lavoro faccio, vedo accendersi un punto interrogativo sulla testa del mio interlocutore. Per questo ti spiego rapidamente in cosa consistono queste due attività e ti rimando per maggiori dettagli alle relative pagine del mio sito.

Il counseling è un servizio di orientamento, di ascolto e di riflessione centrato sulla persona: favorisce la crescita personale e il cambiamento nella propria vita, partendo dalla consapevolezza delle proprie risorse, interne ed esterne. Esso può essere definito in maniera sintetica come: l’arte di aiutare ad aiutarsi.

Lo Yoga della Risata è un metodo che insegna a ridere per scelta, senza la necessità di stimoli esterni come una barzelletta o un film comico. Si possono quindi addestrare mente e corpo a ridere tramite una serie di esercizi che stimolano la giocosità , alternati ad esercizi di respirazione (pranayama), derivati dalla disciplina yoga, al fine di portare tutti i benefici della risata nella nostra vita.

Detto questo, andiamo al sodo! Apparentemente, dicevo, Counseling e Yoga della Risata sembrano agli antipodi. Sai che mi sono stupita io per prima di scoprire in quante cose, invece,  sono simili queste due discipline? Nell’elencare tutte le somiglianze che trovavo, ho capito anche che sono entrate entrambe a far parte della mia vita perchè io possa integrarle tra loro per creare il counseling ridente.

Ecco l’elenco che ho stilato:

  1. entrambi vanno ad agire sui tre livelli della persona cioè corpo, mente e spirito che devono essere in armonia tra loro affinché si possa parlare di benessere (e salute) della persona;
  2. entrambi sfruttano il doppio legame mente/corpo, vale a dire che la mente influenza il corpo e viceversa; ciò significa che cambiando qualcosa a livello del corpo (postura, espressione del viso, gestualità) spesso cambi anche la nostra mente o si entri maggiormente in contatto con le nostre emozioni;
  3. entrambi si radicano nel presente, nel qui ed ora: non nelle memorie del passato, non nelle proiezioni sul futuro. Adesso, in questo momento e in questo luogo, mentre vivo l’esperienza.
  4. entrambi si focalizzano sul positivo, su ciò che funziona e su come farlo funzionare ancora meglio;
  5. entrambi utilizzano la musica, il canto e il ballo come strumento di espressione delle proprie emozioni;
  6. entrambi offrono alle persone un luogo protetto, privo di giudizio, in cui poter essere pienamente se stessi e liberarsi dei condizionamenti esterni;
  7. entrambi hanno gli stessi (numerosi) campi di applicazione: scuole, ospedali, carceri, aziende, case di riposo, ecc…;
  8. entrambi lavorano per la prevenzione e il benessere, quindi non “curano” ma si “prendono cura” e possono dunque affiancare le terapie tradizionali lavorando in team con medici, psicologi e psicoterapeuti;
  9. entrambi offrono risorse e strumenti concreti per gestire lo stress nella nostra vita;
  10. entrambi migliorano le relazioni e fanno da collante sociale;
  11. entrambi possono essere svolti sia individualmente che in gruppo.

Assaporare dentro di me tutte queste similitudini fra i due volti della professione che mi sono scelta e creata, mi riporta fortemente al senso di cura verso di me e verso gli altri, all’affidarsi pur mantenendo forte la propria responsabilità relativamente alle nostre vite, alla condivisione delle esperienze.

Nello scrivere di responsabilità personale mi viene in mente il dodicesimo punto di contatto, che forse è anche il più importante: né come insegnante di Yoga della Risata, né come counselor ho la bacchetta magica. Se nelle mie clienti mancano l’impegno, la costanza e la volontà di fare qualcosa di concreto per migliorare le proprie vite, i risultati saranno sicuramente scarsi e di breve durata.

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