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Di luce e di ombra

By 12 Febbraio 2019 No Comments

L’essere umano è fatto di luce e di ombra. Hai presente il simbolo del Tao? Quel cerchio metà bianco e metà nero e che nel nero ha un po’ di bianco e viceversa? Ecco, tutti noi siamo esattamente così, anche se non sempre lo sappiamo. 

La zona di comfort

La zona di comfort è “lo stato comportamentale entro il quale la persona opera in una condizione di assenza di stress e di ansia” (fonte Wikipedia). Cosa significa? Te lo spiego con una metafora. Immagina la zona di comfort come il tuo giardino, circondato da una bella cancellata. Tu conosci alla perfezione tutto quello che c’è all’interno di questa recinzione e non sai, invece, cosa c’è oltre il cancello.

Ora, se il tuo giardino è enorme, un vero e proprio parco tipo quelli delle regge reali, non ci sono problemi. Se invece il tuo giardino è un metro per due, significa che la tua vita è limitata, che sei in prigione. Per questo motivo si parla tanto di uscire o, come preferisco dire io, allargare la tua zona di comfort.

L’ombra

Quando ti avventuri fuori dal famoso cancello del tuo giardino è assai probabile che tu ti imbatta nella tua ombra, cioè quella parte di te che comprende tutti gli aspetti che non ti piacciono, tutte quelle parti del tuo carattere che respingi e tieni nascoste. L’ombra  è quella parte di te di cui ti vergogni, con la quale lotti da tutta la vita e che quindi hai represso, negato, trascurato o completamente dimenticato.

Jung definiva l’ombra come le parti di noi che non abbiamo ancora accettato e che quindi non permettiamo che giungano alla nostra consapevolezza. Solo che tutto ciò che viene represso, prima o poi viene a galla o, come dice Jung, “tutto ciò che non sale a livello di coscienza, diviene destino“.

Ecco il problema: non puoi essere felice se continui a negare e rifiutare la tua ombra. E’ un circolo vizioso che si autoalimenta. Hai paura di non essere all’altezza, te ne vergogni e non vuoi che nessuno se ne accorga; allora eviti ogni occasione che ti mette alla prova e passi la vita a nasconderti, soffocando le tue potenzialità (e ottenendo così la conferma che non sei all’altezza!).

Tutti abbiamo delle paure e delle debolezze, tutti siamo imperfetti. Se continuiamo a nascondere o a negare le nostre carenze, finiamo per creare ulteriore tensione dentro e fuori di noi. E se la tua ombra fosse un dono? Se riconosci, capisci e accetti la tua ombra, puoi abbassare la guardia. E da lì puoi fare qualcosa per migliorare. Se vuoi.

Come sarebbe dare il benvenuto alla tua ombra sapendo che è solo un’emozione, solo un pensiero, solo una faccia della vita?

Non confondere eccellenza e perfezione

C’è differenza tra eccellenza e perfezione, non sono sinonimi. Quando tendi alla perfezione e non raggiungi il traguardo (e non lo raggiungi, perchè la perfezione non esiste), ti senti male e colpevolizzi te stessa o gli altri. Se invece miri all’eccellenza, significa che cerchi di dare sempre il meglio in ogni situazione perchè vuoi farlo e non perchè devi. Eccellenza significa cercare di essere e di fare meglio ed è un cammino che dura per tutta la tua vita.

Jung sosteneva che la nostra ombra non contiene solo paure e questioni irrisolte, ma anche doni e talenti di cui spesso non siamo consapevoli.

Arriva il drago!

Per fare amicizia con la tua ombra e comprenderla puoi darle un nome.  Immagina tutte le tue paure e i tuoi scheletri nascosti come dei draghi: più li hai tenuti nascosti nell’armadio e più sono potenti. Dai ad ognuno di loro un nome che sia giocoso, sciocco e un po’ ridicolo e invitali ad uscire fuori. Questo ti aiuta a ridimensionare il loro potere e fa sì che tu possa abbracciarli e ballare con loro, integrando quelle energie nella tua vita.

Ad esempio puoi avere Solognolo, il drago della paura della solitudine, oppure Legno, il drago della paura dell’impegno o ancora Piripacchio, il drago dell’inadeguatezza…

Invece di lottare con la tua ombra, una volta che le hai dato un nome, prenditi il tempo per comprenderla, per capire come hai continuato a nutrirla finora e come puoi invece toglierle potere. Prenditi il tempo per cogliere anche i doni che il tuo drago nasconde.

Ti lascio alcune domande che possono farti da guida:

  • che cosa non accetti di te stessa, della tua vita, del tuo lavoro?
  • in che modo un pensiero, una sensazione, un’esperienza diventano un drago per te?
  • cosa ti dici, quali film interiori alimentano il drago?
  • quali doni porta il tuo drago?
  • in che modo le tue debolezze possono aiutare la tua eccellenza?

Chiudo con questa splendida poesia scritta da Nelson Mandela:

“La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati.

La nostra paura più profonda è di essere potenti al di là di ogni misura. E’ la nostra luce, non la nostra oscurità, a terrorizzarci maggiormente.

Noi ci chiediamo: chi sono io per essere così brillante, stupendo, pieno di talenti e favoloso? In realtà, chi sei tu per non esserlo?

Tu sei un figlio di Dio. Il tuo giocare in piccolo non serve al mondo.

Non c’è niente di illuminato nel ridursi perchè gli altri non si sentano insicuri intorno a te. Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi! Essa non è in alcuni: è in tutti!

E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsciamente diamo agli altri il permesso di fare altrettanto. Nel momento stesso in cui siamo liberi dalle nostre paure, la nostra presenza libera automaticamente gli altri”.

Fammi sapere come va e se ti accorgi di aver bisogno di aiuto per scovare i tuoi draghi, contattami. Sarò felice di lavorare insieme a te!

 

I contenuti di questo articolo sono ispirati dal libro “Mi merito il meglio” di Lucia Giovannini.

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