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Auto-compassione: ecco perchè ti conviene coltivarla

By 10 Agosto 2018 No Comments

Che atteggiamento hai verso di te? Sei un giudice spietato dei tuoi errori e delle tue mancanze? O sei una buona amica che ti consola? Se, come penso, se più orientata alla Santa Inquisizione quando si tratta di te stessa, continua a leggere e scoprirai perchè metterti al rogo non ti serve!

Primo passo: capiamo bene di cosa stiamo parlando e per farlo ricorriamo al vocabolario e all’etimologia del termine compassione“dal latino cum patior – soffro con”. Dunque la parola compassione ci parla di partecipazione alla sofferenza dell’altro, di un amore incondizionato e di una comunione intima con un dolore che non è proprio.

Per provare compassione per gli altri occorre anzi tutto accorgersi che stanno soffrendo, rispondere al loro dolore offrendo comprensione e gentilezza senza dare giudizi negativi perchè si capisce che sono esseri umani e quindi fallibili. Ecco, ora pensa di rivolgere tutto questo verso te stessa, specialmente quando attraversi un momento difficile o hai sbagliato qualcosa o c’è qualcosa di te che non ti piace.

Avere compassione per te stessa significa prima di tutto onorare e accettare la tua umanità: le cose non andranno sempre nel modo in cui le vuoi. Incontrerai frustrazioni, avrai delle perdite, commetterai degli errori, sbatterai contro i tuoi limiti, non sarai all’altezza delle tue aspettative. Benvenuta tra gli esseri umani! Apri il tuo cuore a tutto questo invece di combatterci di continuo e sarai sempre più in grado di provare compassione verso di te e verso gli altri.

I tre pilastri dell’auto-compassione

Kristine Neff è una ricercatrice americana che da anni si occupa del tema dell’auto-compassione e che ha definito le sue tre componenti fondamentali:

  • gentilezza: auto-compassione significa essere comprensive verso noi stesse quando soffriamo, falliamo o ci sentiamo inadeguate invece che ignorare il nostro dolore o flagellarci senza pietà;
  • senso di condivisione: auto-compassione implica il riconoscere che la sofferenza e inadeguatezza personale fanno parte dell’esperienza umana condivisa. In altre parole, sbagliare e soffrire non accade solo a te, non sei sola;
  • consapevolezza: cioè uno stato d’animo ricettivo e non giudicante in cui si osservano i pensieri, i sentimenti e le emozioni così come sono, senza cercare di sopprimerli e negarli, ma neppure senza farli diventare ostacoli insormontabili.

Cosa NON è l’auto-compassione

Non facciamo le furbette: auto-compassione non vuol dire “ok, sono stressata, quindi per essere gentile con me stessa tornerò a fare zapping sul divano e mi affogherò in un kilo di gelato“!! Questa sarebbe piuttosto una eccessiva autoindulgenza. Ricordati che essere compassionevole verso te stessa significa voler essere felice e in salute a lungo termine, quindi comprende anche continuare a lavorare su di te per crescere e migliorarti.

Auto-compassione non è neppure autocommiserazione: non mi piango addosso e non mi crogiolo nella mia sofferenza. Riconosco di vivere un momento difficile ma riesco a prendergli le giuste misure con quel minimo di distacco che mi fa capire fa parte della vita e dunque passerà.

La compassione verso sè stesse infine non va confusa con l’autostima, anche se a una prima occhiata possono sembrare molto simili. L’autostima è il valore che ci attribuiamo ed è diventato ormai un luogo comune il pensare che un livello alto di autostima sia essenziale per essere felici. Il problema è che avere un’alta autostima può facilmente sconfinare nel ritenersi superiori e migliori degli altri (narcisismo) oppure alzare talmente le nostre aspettative da massacrarci con l’autocritica ogni volta che non rispettiamo i nostri standard elevati (auto-disprezzo). Insomma, la necessità di valutarti continuamente in maniera positiva ha un prezzo alto.

L’auto-compassione invece implica essere gentile con te stessa proprio quando la vita va storta o quando noti qualcosa di te che non ti piace invece di essere fredda o aspramente autocritica. Essa riconosce che la condizione umana è imperfetta e coinvolge il riconoscimento e l’accettazione senza giudizio delle emozioni dolorose man mano che si presentano nel tuo presente.

L’attenzione alla compassione dunque fornisce una potente motivazione per la crescita e il cambiamento e un supporto stabile e sempre disponibile nei tuoi momenti bui. E’ una forma di amore e gentilezza verso te stessa che va praticata con intenzione e con l’obiettivo di capire che davanti alle difficoltà , l’amica che ti tende una mano è molto più utile del giudice che ti critica aspramente buttandoti ancora più giù. E’ quella che ti fa dire: “Bimba, la vita è fatta anche di questo, tira avanti e continua a fare del tuo meglio, io ti voglio bene così come sei”.

Se questo articolo ti ha incuriosito e ti è piaciuto, seguimi sulla mia pagina Facebook: nei prossimi giorni pubblicherò dei semplici esercizi per coltivare la tua auto-compassione.

 

 

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